Parole


L'apprendista acrobata (Parole del Buddha)

Il Buddha, quando risiedeva nel paese di Sumbha, nella città di Sedaka, disse ai monaci: "Oh, monaci, tempo fa, viveva un acrobata che lavorava con un'asta di bambù. Sollevando la canna di bambù, se la appoggiò sulla spalla e disse alla sua giovane apprendista Medakathalika: 'Vieni, cara Medakathalika, arrampicati sull'asta di bambù che io sostengo sulla spalla!' - 'Sì, maestro' disse lei e fece come era stato detto.

E l'acrobata aggiunse: 'Ora, cara Medakathalika, proteggimi bene e io ti proteggerò.

Così, vigilando uno sull'altro, ognuno proteggendo l'altro, mostreremo la nostra abilità, ci procureremo un mezzo di sostentamento e tu potrai scendere senza pericolo dall'asta di bambù!'

"Ma Medakathalika, l'apprendista, disse:'Nient'affatto, maestro. Voi, o maestro, dovete proteggere voi stesso; e anche io, devo proteggere me stessa. Così, custoditi e protetti da noi stessi, mostreremo la nostra abilità, ci guadagneremo da vivere e io potrò completare il mio esercizio senza pericolo e scendere dall'asta di bambù.'

"Questa è la risposta giusta", disse il Beato e riprese a parlare nel modo seguente:

"E' proprio come ha detto l'apprendista:'Io proteggerò me stessa', in questo modo si dovrebbero praticare i Fondamenti della presenza mentale. 'Io proteggerò gli altri',in questo modo si dovrebbero praticare i fondamenti della presenza mentale.

Proteggendo se stessi si proteggono gli altri , proteggendo gli altri si protegge se stessi.

"E in che modo proteggendo se stessi si proteggono gli altri? Con la ripetuta e frequente pratica della meditazione.

"E in che modo proteggendo gli altri si protegge se stessi? Mediante la pazienza e la tolleranza, mediante una vita non violenta e non dannosa, mediante la bontà e la compassione.

"'Io proteggerò me stesso'; in questo modo dovrebbero essere praticati i Fondamenti della presenza mentale.

'Io proteggerò gli altri'; in questo modo dovrebbero essere praticati i Fondamenti della presenza mentale. Proteggendo se stessi si proteggono gli altri; proteggendo gli altri si protegge se stessi."




Uno, due, tre centimetri… (Sonja)


Uno, due, tre centimetri in meno. Ecco che taglio il mondo a tua misura. L’abito cucito perfettamente addosso a te.


Ed io pensavo fosse amore, quando per la prima volta entrai in quell’atelier pieno di stoffe, fili, bottoni, colori, odori tattili. E lui mi disse ti amo e uno spillo si conficcò profondamente dentro il mio cervello, modellandolo. E lui non guardava il mio corpo ma le mie misure e mi vestì di puro cotone. Così iniziò il nostro amore. Fu il cotone. Leggero, primaverile, scherzoso.


Ma questo non bastava.


Uno, due, tre centimetri in meno. Ecco che taglio il mondo a tua misura. L’abito cucito perfettamente addosso a te.


Fu così l’epoca del merletto, birichino, adolescenziale. Ed io dimagrivo un poco. Ma ero frizzante, una ninfa agghindata da bambolina, leggera, viziosa, gli facevo l’occhiolino e lui cuciva per me, addosso a me, la sua immagine di me.


Ma questo non bastava.


Uno, due, tre centimetri in più. Ecco che taglio il mondo a tua misura. L’abito cucito perfettamente addosso a te.


E così venne l’epoca del velluto ed io divenni voluttuosa. Mi vestiva di pensante velluto e le mie forme cambiavano, per misurarsi con quel tessuto così scuro, pensate, che mi lasciava una strana tristezza dentro e fuori. Ingrassavo.


Ma questo non bastava.


Uno, due, tre centimetri su misura di tutte le altre donne. Ecco che taglio il mondo a tua misura. L’abito cucito addosso ad ogni donna.


E fu dunque il nylon, volgare, comune, ed io fui così una donna come tante, una donna del bordello, e mi feriva, e io stessa divenni nylon.


Ma ancora non bastava.


Uno, due, tre centimetri di pura seta. Ecco che taglio il mondo a tua misura, l’abito cucito perfettamente addosso a te.


Pensò che fossi pronta per la seta. Mi avvolse in quella stoffa così morbida, soffice, commovente, ed io piansi, mentre presi le forbici, recisi il filo e restai nuda.


Per diventare crisalide, dovevo spezzare un filo. E lo feci.


Fu così che terminò il mio amore ed io iniziai a vestirmi da sola.



Confusione (Martina)


Confusione... Tu vorresti imbalsamare ogni singola più piccola emozione...Se la serata continua a colazione.

Il problema è che me ne accorgo sempre tardi.

Sempre “dopo”.

Dopo che nella tazzina da caffè ci vedo il vin brulè.

Dopo che ammicco alla fetta biscottata su cui la marmellata disegna il sorriso  di un amico ubriaco.

Dopo che ho rischiato di lanciare la zuccheriera ad un quarter back immaginario, come se fossi ancora in piazza, la notte prima, a giocare a palla strada.

Dopo che riformulo pensieri e parole col cucchiaino, gongolando per la felicità delle buone relazioni.

Ecco, dopo, mi accorgo che sono sola.

Oh mannaggia…

Che colpo.

Giocavo coi cadaveri.

Non mi rassegno mai che le cose muoiano.

Piuttosto che lasciar andare dei corpi spenti, nel tentativo di recuperarne la scintilla che mi aveva catturata trasformo tutti in marionette et voilà!...lo show può continuare.

Rivivo, ancora e ancora.

Rivivo, da spettatore e marionetta, doppio godimento, da fuori posso cambiare la scena di cui anche faccio parte, fissare i “chissà”, introdurre variazioni e predire nuove resurrezioni.

Nella fantasia non si muore mai.

Finchè non incontro gli occhi della mia marionetta.

Oddio, scusami…

L’ho fatto di nuovo.

E’ un attimo, rendersi conto di tutti quei cadaveri tra le mani, tagliare i fili che reggono le bambole inerti.

Mettere lo zucchero nel caffè, dare un morso alla fetta biscottata.

Toh, la nonna ha stavolta ha messo nella marmellata di prugne le scorzette di limone…



Ho paura di... (Selene)


Ho paura di sbagliare

Ho paura di togliere la maschera

E trovare uno scheletro

Ho paura di creare il vuoto intorno a me

…di rimanere da sola con me stessa

Ed essere costretta a vedermi

Ho paura della verità

Ho paura delle mie vere emozioni

Ho paura di me

Di quella vera

Di quella che fino ad ora è rimasta 

Avvolta nella ragnatela

Di mille sorrisi sornioni

Di una voce tremula

Di una rabbia congelata



Ho paura di... (Loredana)

Ho paura di essere presa in giro, di risultare sciocca , ridicola, buffa, goffa….

Ho paura di sopravvalutarmi, di espormi, di mettermi in gioco perché non sono sicura di me, perché non sono fiera di me, perché credo di essere meno degli altri..

Ho paura del confronto, del giudizio delle persone …

Ho paura di non essere mai adeguata per le situazioni, di sbagliare , di essere un fallimento..

Ho paura delle novità , di tutto ciò che è imprevedibile e al quale non posso prepararmi prima per affrontarlo al meglio, di tutto ciò che non posso controllare razionalmente…

Ho paura di illudermi, di sognare troppo

Ho paura di sognare perché ho paura che siano destinati a essere solo sogni

Ho paura di desiderare ciò che non posso avere

Ho paura di ascoltare il mio cuore , le mie emozioni, i  miei desideri .. cosi cerco subito di farli rientrare in rigidi schemi razionali…

Ho paura delle emozioni forti e di lasciarmi andare, di sentirmi felice e rilassata

Ho paura di volare troppo in alto.. 

di provare la massima libertà e un istante dopo di cadere e sprofondare.. perche stavo volando troppo in alto.. troppo vicino al sole…

Ho paura di avere piccole ali e di considerarle imbattibili…

Ho paura della felicità e serenità… dell’abbandono di rassicuranti schemi, piani e progetti…

Ho paura di camminare lungo strade mai percorse prima…

 lasciarsi andare al “fiume di emozioni” che scorre dentro di noi…


scoprire cose nuove sensazioni leggere e colorate…


accogliere ciò che l’altro ti offre….


Senza giudizio… senza false morali…

Dolcemente ….





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